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 Secondo recenti studi, una persona su quattro soffre di un disturbo molto diffuso chiamato ‘roncopatia’, più comunemente noto come ‘russamento patologico’ che, a seconda della gravità, può palesarsi in maniera cronica o sporadica con grande disagio per il soggetto che ne è affetto e per le persone che lo circondano.

Il russare continuo o intermittente che caratterizza questo disturbo può essere anche particolarmente rumoroso ed è quasi sempre causato dal sonno disturbato e da difficoltà respiratorie di varia natura che si manifestano proprio durante il riposo notturno. Anatomicamente, invece, la roncopatia cronica è provocata dalla perdita di tono dei muscoli che rivestono il palato molle e l’ugola; in quest’ultimo caso, il disturbo viene risolto chirurgicamente per ristabilire la giusta ventilazione nasale.

Molto più comunemente, le persone che russano non sono affette da nessuna malattia e non presentano malformazioni o difetti agli organi e i muscoli implicati nella respirazione: in moltissimi casi, infatti, il russamento cronico o sporadico è causato da cattive abitudini alimentari, posturali o allergie di cui si è all’oscuro. L’individuazione della causa, dunque, è il modo migliore e più rapido per arrivare alla soluzione del problema ed evitare altre notti in bianco al proprio partner.

 


Gli atti di bullismo lasciano segni "visibili" sulla vittima, anche anni e anni dopo averli subiti e più a lungo si è stati nel mirin...o di prepotenti e delle loro angherie fisiche e verbali, più profondo e durevole è l'impatto sulla propria salute generale, sia fisica sia mentale. A confermare questa cruda realtà è un nuovo studio dell'ospedale pediatrico di Boston reso noto sulla rivista Pediatrics condotto da Laura Bogart. Già di recente uno studio della Duke University a Durham (Carolina del Nord) aveva mostrato che le vittime del bullismo vivono un trauma che non scompare crescendo ma che li avvia, invece, a un futuro di adulti ansiosi, con disturbi depressivi, attacchi di panico e anche intenzioni suicide. Questo nuovo studio, su quasi 4300 tra bambini e adolescenti la cui salute psicofisica è stata monitorata per svariati anni, mostra che le conseguenze delle angherie dei bulli perdurano anche per anni e sono tanto più gravi quanto più a lungo il bambino è stato vessato dai compagni prepotenti. In altri termini, il trauma per i soprusi subiti alle elementari si va a sommare a quello inferto dalle angherie subite alle scuole superiori, rovinando la salute fisica e mentale del giovane ed erodendo la sua autostima. Le vittime sono più inclini a soffrire di ansia e disturbi depressivi e fanno meno pratica sportiva, riescono meno anche nella corsa, probabilmente perché si sentono a disagio, perdono autostima.
Foto: www.farmaciapetracca.it10;Bullismo erode salute, più a lungo si è vittime più fa male10;10;17/02/2014 15:56:2510;10; Gli atti di bullismo lasciano segni "visibili" sulla vittima, anche anni e anni dopo averli subiti e più a lungo si è stati nel mirino di prepotenti e delle loro angherie fisiche e verbali, più profondo e durevole è l'impatto sulla propria salute generale, sia fisica sia mentale. A confermare questa cruda realtà è un nuovo studio dell'ospedale pediatrico di Boston reso noto sulla rivista Pediatrics condotto da Laura Bogart. Già di recente uno studio della Duke University a Durham (Carolina del Nord) aveva mostrato che le vittime del bullismo vivono un trauma che non scompare crescendo ma che li avvia, invece, a un futuro di adulti ansiosi, con disturbi depressivi, attacchi di panico e anche intenzioni suicide. Questo nuovo studio, su quasi 4300 tra bambini e adolescenti la cui salute psicofisica è stata monitorata per svariati anni, mostra che le conseguenze delle angherie dei bulli perdurano anche per anni e sono tanto più gravi quanto più a lungo il bambino è stato vessato dai compagni prepotenti. In altri termini, il trauma per i soprusi subiti alle elementari si va a sommare a quello inferto dalle angherie subite alle scuole superiori, rovinando la salute fisica e mentale del giovane ed erodendo la sua autostima. Le vittime sono più inclini a soffrire di ansia e disturbi depressivi e fanno meno pratica sportiva, riescono meno anche nella corsa, probabilmente perché si sentono a disagio, perdono autostima. (ANSA)

Le cefalee colpiscono sei milioni di italiani e il 25% dei ragazzi in età scolare, con ripercussioni sul rendimento scolastico e sui rapporti in famiglia, perché spesso i genitori faticano a comprendere comportamenti anomali di bambini e adolescenti provocati da un attacco di mal di testa. E' quanto è emerso a un incontro organizzato da Italian Migraine Project, alleanza di medici, pazienti e farmacisti contro le cefalee. «Spesso i ragazzi che ne sono colpiti, per lo più sovraccarichi di impegni, sviluppano la "sindrome da evitamento", una sorta di "autotutela" rispetto al dolore che li spinge a evitare di fare le attività quotidiane, come compiti considerati troppo difficili o sport», spiega il professor Vincenzo Guidetti del Dipartimento di Scienze neurologiche e psichiatriche dell'età evolutiva dell'Università La Sapienza. «Le cefalee hanno per il 50% una componente di natura ereditaria e per l'altro 50% epigenetica, cioè collegata a fattori di tipo ambientale- evidenzia Guidetti - per questo è fondamentale modificare gli stili di vita». Andare a dormire tardi, vivere ansie per l'andamento scolastico e abusare di alcolici favoriscono la cronicizzazione. (ANSA)

 
Le italiane e la “pillola”. La usano in pochissime. E parte una campagna di educazione alla contraccezione
L’iniziativa è della Sigo in collaborazione con Msd. Si chiama Love it! Sesso consapevole ed è rivolta soprattutto alle giovani tra i 18 e i 26 anni. Consumi diversi da una regione all'altra rispetto alla media nazionale del 16,2% (pari a quella dell'Iraq). Picchi in Sardegna, dove la usano il 30,3% delle donne, e in Campania, dove solo 7 donne su 100 la utilizzano.
27 FEB - Italiane e contraccezione, un rapporto difficile. Le percentuali di uso della pillola contraccettiva in Italia sono pari al 16,2%, la stessa dell'Iraq. Inoltre il 71% delle ragazze si crede al riparo dal malattie sessualmente trasmissibile perché si fida del partner, il 59% delle donne in età fertile non utilizza alcun metodo contraccettivo, il 15% non ne ha mai fatto uso e il 44% ha smesso di utilizzarlo. Dati che ci pongono ben al di sotto degli standard europei, dove la media è del 30-50%. Per questo motivo la Società italiana di ginecologia (Sigo) ha deciso di promuovere, in collaborazione con lapillolasenzapillola, progetto educazionale di Msd, la campagna informativa sulla contraccezione 'Love it! Sesso consapevole', pensata soprattutto per le giovani dai 18 ai 26 anni.
 
Dati sulla contraccezione. Nel nostro Paese l'uso della contraccezione ormonale varia da regione a regione: è sopra la media al Nord, tra il 23% della Valle d'Aosta e il 16,6% del Friuli, per diminuire al Centro Sud, scendendo fino al 7,2% della Campania. La Sardegna è la Regione più virtuosa, con il 30,3%. Il 42% delle under 25 non utilizza alcun metodo contraccettivo alla prima esperienza sessuale. Il 37% delle donne ha abbandonato l'uso della pillola per disturbi o problemi di ansia, peso e impegno. ''Lo studio Choice, condotto in tutto il mondo tra il 2010 e 2012 ha però dimostrato che - commenta Rossella Nappi, docente di Ginecologia dell'università di Pavia - se si presentano tutte le opzioni contraccettive, tra cui anche cerotto, anello vaginale e impianto sottocutaneo, le donne fanno una scelta più consapevole, provano contraccettivi nuovi, li seguono meglio e con minori resistenze''.
 
Si abbassa l'età del primo rapporto. 'L'età del primo rapporto si è molto abbassata - rileva Novella Russo, ginecologa della Clinica Valle Giulia di Roma - in alcuni casi a 12-13 anni. Le adolescenti non avendo partner fissi, ma anche dai 5 ai 15 in un anno, ritengono inutile prendere un contraccettivo ormonale in modo fisso''.
 
Allarme gravidanze indesiderate. Una gravidanza su cinque, cioè il 20%, in Italia è indesiderata, e quasi sempre si conclude con un'interruzione volontaria di gravidanza se riguarda le più giovani. ''Il tasso di gravidanza nelle under 18 negli ultimi anni è cresciuto ancora - spiega Nicola Surico, past president Sigo - e il primato è passato dalla Sicilia alla Lombardia. Questo perché le giovani non trovano le necessarie fonti d'informazione nei servizi territoriali, la cui rete è deficitaria. In Lombardia, ad esempio, c'è un consultorio ogni 60mila abitanti, laddove ce ne dovrebbe essere per legge uno ogni 20mila. In Emilia-Romagna, Toscana e Piemonte invece hanno allargato la rete dei consultori''. E quando un'adolescente rimane incinta, va incontro a maggiori complicanze sia ''durante la gestazione - continua - che durante il parto, anche perché il suo corpo non è ancora completamente maturato. La maggior parte abortisce, e in ogni caso, una gravidanza così precoce è un trauma per la ragazza, i suoi genitori, restii ad accettarla, e il partner che spesso scappa''.
 
Campagna Sigo. 'Love it! Sesso consapevole' è una campagna “diversa dalle altre - rileva Surico – perchè userà i linguaggi dei giovani come moda, musica e web. Per la prima volta le ragazze potranno diventare protagoniste e testimonial in prima persona''. Obiettivo è renderle ''consapevoli delle loro scelte sul sesso - continua - offrendogli informazioni corrette anche sui metodi contraccettivi meno conosciuti, ma più confacenti ai loro stili di vita''. L'invito è a indossare il bracciale simbolo di Love it! per manifestare la propria consapevolezza in materia sessuale: in questo modo le giovani donne diventano parte attiva e testimonial della campagna. Testimonial della campagna sarà la rapper Baby K, con un brano e un suo video firmato. I ginecologi inoltre dedicheranno più tempo durante la visita alla contraccezione e una 'Love Band' di 12 ginecologhe sul sito lapillolasenzapillola.it gestirà un servizio di consulenza online, rispondendo alle domande.

Sono ben 3,2 milioni le persone che ogni anno muoiono nel mondo perché non sono abbastanza attive fisicamente. Un adulto su tre infatti non fa attività fisica a sufficienza per mantenersi in buona salute. A evidenziare il problema è l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms). L'inattività fisica è infatti il quarto principale fattore di rischio di mortalità nel mondo. Chi non si muove ha un maggiore rischio di morte del 20-30% rispetto a chi si muove almeno 30 minuti nella maggior parte dei giorni della settimana, e come spiega l'Oms, muoversi con una certa regolarità aiuta a ridurre il rischio di malattie cardiache, diabete, depressione e cancro al seno e al colon. Per questo, l'Oms raccomanda, agli adulti, almeno 150 minuti a settimana di attività fisica di intensità moderata, come camminare, andare in bicicletta, fare i lavori di casa o sport, e a bambini e adolescenti 60 minuti di attività moderata o intensa al giorno. Per avere benefici dal punto di vista cardiorespiratorio, tutte le attività dovrebbero essere svolte in sessioni di almeno 10 minuti. In realtà però politiche per combattere l'inattività fisica sono operative nel 56% degli stati membri dell'Oms, che si è posta l'obiettivo di ridurla del 10% entro il 2015. Nel mondo circa il 31% degli adulti sopra i 15 anni non si muove abbastanza, con oscillazioni piuttosto forti a seconda dei Paesi. In quelli ricchi il valore è maggiore, con il 41% degli uomini e il 48% delle donne inattivo. (ANSA)
Influenza, Aifa avverte: antibiotici solo se ci sono complicanze

15/01/2014 23:37:12

Meglio non assumere antibiotici quando si è in presenza di sindrome influenzale senza complicanze di origine batterica. Il consiglio arriva dall’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, che nei giorni scorsi ha diffuso una nota di aggiornamento sulla stagione influenzale. «Il picco vero e proprio» spiega in tale n...ota Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento malattie infettive dell'Istituto superiore di Sanità «è previsto tra fine gennaio e inizio febbraio e sarà seguito da una coda di casi più o meno lunga». Quanto alle caratteristiche del virus, ha detto ancora Rezza «sono le stesse caratteristiche degli anni passati: febbre elevata, cefalea, dolori muscolari, tosse secca, aggressività non eccessiva. I ceppi virali circolanti sono tre, per ora, il sottotipo A/H3N2 è quello riscontrato con maggior frequenza, seguito da A/H1N1».
L’avvicinamento del picco ha così spinto l’Aifa a ricordare a operatori e assistiti che «la più efficace misura di prevenzione è rappresentata dalla vaccinazione annuale» e «vaccinarsi è ancora possibile, considerato che la protezione comincia dopo circa due settimane dalla vaccinazione».
Attenzione, invece, a ricorrere agli antibiotici solo quando è realmente necessario: vanno utilizzati «su prescrizione o consiglio del medico curante» ed è «è importante non interrompere la terapia prima del tempo indicato dal medico, per contrastare lo sviluppo dell’antibioticoresistenza».